Intervista a Daniele Marzano

Renzo Frache, Segretario dell’Associazione VERIAMICI TEEN CHALLENGE OdV, intervista il Pastore Daniele Marzano, fondatore dell’Associazione.


VeriAmici Teen Challenge fu fondata il 9 Ottobre 2000 come Associazione di Volontariato con te come Presidente.

Oggi l’Associazione VeriAmici Teen Challenge OdV è ben presente sul territorio genovese nel

1. assistere soggetti disadattati, emarginati o che vivono in un contesto di degrado fisico, psichico e sociale;

2. assistere soggetti che si trovano in situazioni di abusi e violenze fisiche e/o psicologiche, offrendo una risposta di ordine fisico, mentale e spirituale;

3. assistere persone dipendenti da sostanze e/o comportamenti, o persone con problematiche similari, e relative famiglie;

4. prevenire forme di dipendenza da sostanze e/o comportamenti e altri aspetti di devianza;

5. assistere e instradare in un percorso socio-psico-pedagogico sano bambini e adolescenti che vivono in situazioni di degrado.

Come ti è venuta molti anni fa l’ispirazione di inserirti in questi percorsi?


Ho ereditato questa sensibilità da mio padre Angelo: sono cresciuto a contatto con persone e situazioni nelle quali mio papà interveniva.

Mi sono convertito al Signore e poi, un paio di mesi dopo il conseguimento del diploma di Geometra nel 1985, sono partito per la Comunità di Recupero L’ARCA TEEN CHALLENGE a Melazzo, vicino ad Acqui Terme in provincia di Alessandria, dove ho avuto un’esperienza di servizio di tre anni, fra i maschi.

In questo periodo ho sporadicamente collaborato in quel periodo anche col Centro femminile sito in Calamandrana Alta, in provincia di Asti, (ora trasferitosi a a Sermide, in provincia di Mantova) e in Sicilia, al Centro maschile di Gibellina.

In questo periodo, una frase che in maniera ricorrente mi veniva rivolta dai ragazzi che svolgevano il programma era: “Tu non puoi capirmi perché non hai vissuto quello che ho vissuto io e non sei stato dove sono stato io”.

Questa frase, anche se a volte mi veniva rivolta in modo manipolatorio, lavorò comunque molto dentro di me. Nel 1988, nacque in me il desiderio di prepararmi meglio per il servizio che stavo già facendo. Andai così in Inghilterra per due anni e mezzo in una scuola biblica.

Superati nel 1990 gli esami finali del corso di studi, il mio intento era quello di tornare alL’ARCA TEEN CHALLENGE per riprendere il lavoro con loro.

Invece, durante un momento di preghiera, sentii il Signore dirmi: “Torna a Genova per tre mesi per vivere insieme alle persone tossicodipendenti”. Genova non era la città dove avrei voluto stare, ma vi tornai per questi tre mesi.

Ho iniziato dai Giardini di plastica, dietro a Piazza Dante, poi nel centro storico, poi, poi, poi... e alla fine questi tre mesi sono diventati più di trent’anni.

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Quando è nata l’Associazione VeriAmici, con quali principi fondanti e da dove ha cominciato?


Avevo ventisei anni e non avevo molti principi; andavo a vedere dove stavano i ragazzi, cercando di capire il posto, l’ambiente, le situazioni, allo scopo di tornare più preparato a lavorare presso l’ARCA TEEN CHALLENGE.

Di fatto, frequentando quei posti ne sono stato calamitato: camminando nei vicoli iniziavo a piangere come un bambino senza riuscire ad estraniarmi da certe situazioni con cui ero in contatto. Mi capitava così di mangiare con le persone che seguivo, persino di portarle a casa a dormire, grazie anche alla pazienza dei miei genitori, in vista di inviarle alle Comunità terapeutiche.

Inizialmente non avevo la minima intenzione di fondare un’Associazione o una Missione o cose del genere.

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VERI AMICI TEEN CHALLENGE ha vent’anni, ma tu hai appena parlato di trenta. E, in effetti, io ho il lontanissimo ricordo dell’attività con cui tu hai cominciato, che si chiamava AMICI DI DANIELE. Com’è andata?


Io ho iniziato da solo questo lavoro e da solo andavo nei vicoli.

Poi successe che conobbi Flavio Roccatagliata, un giovane della Chiesa dei Fratelli di Via Saluzzo; una sera mi cercò a casa per una pizza e, saputo che ero in giro nei vicoli, venne a trovarmi; l’attività lo interessò molto e fu il primo volontario.

Un giorno andai a trovare a casa un ragazzo tossicodipendente dalle parti di Nervi e vi trovai Raimondo Canalini (che nel frattempo aveva anche lui cominciato a collaborare con me e Flavio); da questa coincidenza nacque la decisione di organizzarsi un po’ in modo da evitare sovrapposizioni.

Ci riunimmo allora Flavio, Raimondo ed io a casa di Giampiero Collu e di sua moglie Francoise, interessati anche loro a questo genere di servizio.

Da Francoise, che aveva avuto esperienze analoghe in Francia con un gruppo che si chiamava “Companions de Daniel” nacque la decisione di chiamarci “Amici di Daniele”, ma con riferimento ad Anania, Misael e Azaria, amici di Daniele, quello della Bibbia: il mio nome quindi non c’entra!

Andammo così avanti per un po’ come Amici di Daniele, che non era un’Associazione, ma un semplice gruppetto di persone che collaboravano, riconoscendosi nei principi delL’ARCA TEEN CHALLENGE, in quanto soci di quest’ultima, come persone fisiche.

Fu poi Gianfranco Giuni che, a seguito della crescita della nostra iniziativa, ci sottopose la necessità di strutturarla.

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Allora, dopo trent’anni, in tutta onestà, che risultati ritieni siano stati raggiunti, non solo numerici, ma anche qualitativi, nel tessuto della città, in te, nei tuoi collaboratori, nelle loro chiese di appartenenza, nella tua famiglia, ecc...?


Un risultato indiretto importante è la coesione di diverse chiese di Genova che hanno iniziato a lavorare insieme nel servizio, e questa, secondo me, è l’espressione concreta del vero ecumenismo; fin da subito hanno collaborato fra loro due o tre chiese, oggi esse sono una decina.

Un gruppo di giovani, facenti parte della missione Jesus Revolution e provenienti un po’ da tutto il mondo, ci ha affiancato recentemente per un paio di settimane allo scopo di aiutarci; alla fine della loro permanenza mi hanno detto di non avere visto niente del genere in tutta Europa, e si riferivano alla stretta collaborazione concreta fra membri di chiese diverse.

Purtroppo non sono un tipo analitico e, quindi, non saprei ricostruire con precisione date, numeri, ecc...; sta di fatto, ripeto, che ad oggi si è cementata un’ottima collaborazione fra chiese evangeliche della città, anche piuttosto diverse fra loro.


Guardando ai destinatari del servizio, potrei dare molti nomi, anche di persone che sono morte, purtroppo, o che sono finite in carcere, ma fra queste ci sono anche persone che sono come risorte e che ora conducono una vita normale, hanno famiglia, lavorano; diverse di loro hanno avuto un’esperienza di fede e sono membri di chiese; alcuni sono pastori di chiese o missionari.

Queste sono tutte persone che riconoscono apertamente che Amici di Daniele prima e VeriAmici poi sono stati strumento importante per far loro cambiare vita.

Denominatore comune di quasi tutte queste persone è il fatto che hanno lasciato Genova e si sono stabilite altrove, anche all’estero: evidentemente la nostra città rappresenta per loro il passato e, nell’ottica di cambiare pagina, esse hanno cambiato anche città.

Uno dei Missionari principali del CENTRO KADESdi oggi, Michele Paolucci, è una di queste persone: è sposato con tre figli, ha fatto la scuola biblica, etc.

Lui è uno, ma te ne potrei elencare numerosi altri, per esempio Gianluigi Magherini a Chiavari, Sergio Gregori, Marco Saba, Missionario al centro Betel in Finlandia.

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Che prospettive vedi nel settore, sia dal punto di vista delle necessità che delle risorse disponibili per soddisfarle?


Trent’anni fa il tossicodipendente classico era dipendente da eroina.

Oggi questo tipo di persona non c’è quasi più, ma c’è la persona assuefatta a droghe sintetiche ed al metadone.

Il grosso problema che incontriamo oggi è la “droga di Stato”, che c’era già trent’anni fa, ma non così diffusa.

Il problema del metadone è che mentre la crisi di astinenza da eroina dura da tre a cinque giorni, quella da metadone dura un mese, a volte anche due, e questo complica enormemente il lavoro di recupero delle persone.

La strategia dei SERT è la “Riduzione del danno”. Ovvero: siccome la persona è ritenuta irrecuperabile, si punta a farla convivere con la dipendenza nella maniera meno nociva possibile; il recupero è escluso. Si monitora la persona e si cerca di evitare che sia un microcriminale per procurarsi la dose dandole la “dose di Stato”, il metadone.

Una necessità è quindi quella di preparare la persona ad affrontare il Centro avendo la convinzione più ferma possibile di farcela.

La cosa incredibile è che la maggior parte dei SERT non conoscono l’esistenza dei Centri di recupero evangelici residenziali a ingresso gratuito e immediato; ho impiegato molto tempo e molte energie a visitare tutti i SERT della Liguria, esclusa l’area di La Spezia, per farli conoscere loro. Alcuni Responsabili di SERT sono sbalorditi quando l’hanno saputo e stanno collaborando molto con noi: in particolare i SERT di Savona e Albenga.

I Centri gratuiti ad ingresso immediato di cui parlo sono:

  1. BETEL a Napoli

  2. RETO ad Alessandria, Valle Lomellina, Vigevano maschile, Vigevano femminile, Roccasecca in provincia di Frosinone

  3. REMAR a Milano, Sermide in provincia di Mantova, Torino, Roma, Napoli, Caserta.

Sono gratuiti perché si mantengono facendo traslochi e vendendo in mercatini le cose che trovano col servizio di svuotamento di appartamenti.

Così facendo, oltre a non gravare su Stato, Chiese, famiglie, instillano negli ospiti la mentalità che per vivere bisogna lavorare; non solo, ma fanno sì che la persona, uscita dal Centro, abbia una certa manualità da spendere sul mercato del lavoro.


Poi c’è tutto l’ambito della prevenzione a partire dai bambini. Con Flavio partecipai ad un seminario negli USA per essere meglio preparato al lavoro fra i bambini; purtroppo oggi, oltre all’ostacolo del COVID esiste a Genova anche il problema che la prima generazione di volontari che si occupavano di loro non ha ancora avuto un ricambio.


Altra necessità impellente sono la povertà ed il disagio in genere, aggravati dalla pandemia.

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Quali consigli ti sentiresti di dare a chi avesse la tua stessa sensibilità e volesse fare qualcosa oggi in un’altra città?


VERIAMICI TEEN CHALLENGE OdV ha due distaccamenti, uno a Savona ed uno ad Aosta.

Sia a Savona che ad Aosta fanno cose diverse da noi: là si lavora prevalentemente nella prevenzione con iniziative e seminari per famiglie, spettacoli per bambini, ecc...

Il mio consiglio è di non clonare l’esperienza di Genova, ma di organizzarsi per servire in base alle principali esigenze presenti sul territorio.

Consiglio di venire a Genova, principalmente per cogliere lo spirito che anima il lavoro, più che per copiarlo. Poi, fra tutto ciò che si fa a Genova, lavoro notturno in strada, distribuzione di cibo presso la sede, giri pomeridiani per incontrare persone, consulenze, ecc..., potrà essere individuato ciò che potrebbe essere più utile per la propria città.

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